1^edizione / 2020
PRODUCT DESIGN
Per l’edizione di EDIT Napoli 2020 Orografie ha attivato un workshop, sposando l’attenzione della Fiera del design d’autore per i designer emergenti.
Durante cinque giorni di intenso confronto, i giovani partecipanti hanno realizzato un progetto tenendo conto degli argomenti chiave che guidano l’azienda: ripartire dalle funzioni e non dalle forme per generare un diverso approccio ai bisogni, osservare l’uso improprio che gli utenti fanno delle cose per carpire una necessità, curare gli oggetti come se fossero esseri viventi, identificare i nuovi rituali del nostro tempo, pensare i prodotti come ritratti di chi li usa e di chi li progetta.
Il risultato del workshop sono oggi prodotti del catalogo di Orografie, che segnano sia il lancio del brand, sia l’ingresso di questi talenti nel mondo del design professionista.
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il workshop
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interviste ai tutor
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i partecipanti
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vincitori

giuseppe fiducia
Il pattern è una traduzione visiva di un processo concettuale prima ancora che
formale. La suggestione iniziale “i progetti di Emersivi affiorano da una superficie
come montagne emerse dal mare” trova risposta in un percorso progettuale che
inverte la direzione del gesto, ponendo l’immersione nel mondo di Orografie come
atto fondativo. Da qui prende forma il segno circolare concentrico, eco del
movimento prodotto da un sasso lanciato nell’acqua. I cerchi si espandono, si
sovrappongono e si distribuiscono in modo apparentemente casuale, richiamando
anche le orografie naturali e i loro sistemi complessi di rappresentazione. Il pattern
dialoga con il camouflage, inteso non solo come mimetizzazione, ma come strategia
di adattamento: come in natura, la ripetizione e la variazione del segno permettono
al disegno di confondersi, fondersi e diventare parte dell’ambiente. È quindi un
paesaggio visivo in cui immersione ed emersione convivono, rendendo la superficie
viva e dinamica.

nerina natoli
Il motivo è il progetto di un sistema per la disobbedienza. In dialogo con la filosofia di
Orografie, il progetto si confronta con l’idea di texture, mettendone in crisi la stabilità
senza rinunciare alla logica compositiva. Rifiuta una forma conclusa alterando la
tessitura che ritma il disegno e ne consente continue riconfigurazioni. Il sistema si
articola in nove tessere intercambiabili e opera su due livelli. Nel primo, una griglia
ordinatrice perde la funzione di struttura prescrittiva e agisce come condizione
dell’accadimento: la sua capacità di ordinare rende possibile il disordine come
variazione interna. Nel secondo livello, movimenti, pittogrammi e gesti archetipici si
insinuano tra le linee di forza generando campi semantici e spaziali, rilievi,
interferenze e vuoti. La texture si configura così come un’orografia dell’immaginario:
un paesaggio di tracce, memorie e aspirazioni simboliche che non restituisce
un’immagine unitaria, ma una molteplicità di configurazioni possibili.




















